sabato 4 luglio 2009
Parentesi e dinamite: pesantemente niente, leggermente tutto
Dopo il soffio di Lilith ho provato ad andare in fondo alla sofferenza: se hai qualcuno che ti accompagna non funziona. La finzione del trapasso dei consigli: posso sentire il loro sostegno di stagno mentre abbraccio gli alberi. E t’introduco sottile, non sapendo più nulla di te, parlando a sproposito, inventando un concime per i miei affanni. le labbra a cui mi aggrappo non sono sufficienti, nemmeno le teiere cosi’ ospitali di muse/i che mi salutano lievitando su centrini ikea e io faccio finta di non vedere. E sono cosi’ spavaldo come il mio cazzo e cosi’ triste dentro che le lacrime mi impediscono di vedere le fronti corrugate che mi confermano come mi dovrei sentire; il dolore è cosi’ acuto e mi innaffia lo stomaco che non m’interessa né sento quello che mi consiglia la loro preoccupazione cosi’ tramviera. Voglio solo dei figli in fondo al mare da abbracciare nella danza della gravità delle acque profonde. Rallento e ammutolisco ad uno stop gli scatti del passato perché non mi feriscano come ischemie: un passato che mi ha mentito, un presente che mi scola lento addosso come un vulcano. Gli insaccati ossigenati sono a breve conservazione.
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