venerdì 17 ottobre 2014

quando il nome non c'è

Senti come urla il mare
entrando dall'uscita di servizio
in un inferno di scommesse
un colosseo nella trachea

Declinato a fingere
trovo il concreto
nella resa al dolore
le mie gambe tese
finalmente hanno un prestanome:
il letto d'un fiume
estate arida
noi due stesi
a sognare l'acqua che scorreva

giovedì 10 marzo 2011

L'albero delle ciglialunghe

Voglio sentire il tuono dietro le tende
voglio essere il tuono
che spacca le pareti

mentre cammino sono già da te
sul selciato di ciuffi umidi che si diradano
si apre l'insenatura sul dorso della collina....

e torna la paura, delle bestie,
di sopravvivere...
che si placa solo cibandosi delle altre

finchè non ti trovo

giovedì 3 marzo 2011

l'Autogrill che ci fa sentire a casa

Ho diluito LA mancanza
in spirito liquido

per riuscire di nuovo a bere

Quando prima, isolandoLA

non avevo che un eccitante per il corpo
e un deterrente per la mente

martedì 16 novembre 2010

Eri vestita di friccicore d'Aprile..

Sentirai discordanze enormi dal mio palato. E' la paura del retrogusto di salsa rosa che mi allontana, mi faccio scudo con l'assenza, il guaio sono le parole semplici..che per me, so che non lo capirai, sono come germi. C'è chi usa gli Autori come sagome per sentirsi in fieri, ma il polistirolo è di un pallore che si lascia spezzare a meraviglia mentre non si può ritagliare il bianco che ho in mente, nemmeno inspirando visioni e restituendo lettere

venerdì 17 settembre 2010

Il soundcheck dei Rolling Stones

Non mi sveglio per dormire
faccio in modo che il sonno
occupi la parte restante della vita
per non far male a nessuno
per studiarmi nei sogni
per sentirmi impegnato
e non sentire dolore vero
per fare incontri interessanti
a costo zero

e non sentire più, nel frainteso, il dolore
che causa il telefono, dopo ore
dove non ti guardo e non ti tocco
nell'ora taciturna, priva del rintocco
dove il bisogno di esprimersi, una volta
è sempre sazio
dove perdere l'appetito genetico del rimorso

ma quel che amo di più del sonno
è che al risveglio non ricordo niente

giovedì 16 settembre 2010

Uscire abbronzato dopo il terzo grado

Non sono lividi, quelli che parlano. Sono pietre sulla faccia, quelle che erano zigomi e la vecchiaia arrotonda
Ad occhio nudo non si vede l'energia di un abbraccio...accade tutto con naturalezza non programmabile, e nessun'altro lo sa. Purgarsi di mistero coll'interruzione di un pensiero. Apro gli occhi e mi sveglio in un posto in cui non c'è scritto niente da nessuna parte, segnali e insegne vuote, solo SIGNIFICANTI. E piango per scrivere per il mio gusto di lettore...tornare su certi luoghi dopo tanto come un investigatore...su certe dispute che non sono viste di buon occhio. ben presto ci perderemo nel chiacchiericcio, tra farfalle in ferie, addobbando le chiese con le mani, e le inchieste funerarie per come poi rimanifestarsi in quiete....alta quota di zanzare impavide

giovedì 12 agosto 2010

I fili che tenevano le quote

Faccio più cose in simultanea
ma non scavo profondità in nessuna
e non ricavo niente

sinesteta puro
vedo una candela che sa di panna
proprio dove c'era altitudine

E sempre cosi': pensi di non farcela
ma poi
cosa succede fra la periferia e il centro..?

i fili che tenevano le quote

che succede
mentre trema il punto interrogativo
fino a sparire

che succede
da quando le mie parti di guadagno
danzano sciolte per aria

venerdì 30 luglio 2010

I maiali veri ce li abbiamo in casa..e hanno una fessura sulla schiena

scuse per andarsene via, scalzi o rombanti
scuse per assistere inermi
al passaggio degli spazzini
al logorio degli abiti in dosso
scuse per perdere i capelli
scuse per rovinarsi il fegato
e collezionare intolleranze alimentari
scuse per avere in faccia solchi da spadaccino
scuse per non abitare più qui, dentro questo cazzo di corpo
per avere caldo, anche se è fresco
scuse...scusate l'apparenza
scuse per odiarsi un pò
per essere una vocina fuori dal coro
scuse per pomeriggi immobili
e grondanti di pensieri faticosi
scuse per non chiamare
scuse per non chiederti aiuto
scuse per la mia delusione, di come sei adesso
per non avere espulso il pensiero, di te
seppur prendendo uno dei più alti ascensori al mondo
scuse perchè mi sento solo, e schiavo di me
di una legge che ha scarpe avanti per inerzia
e cervello vintage

giovedì 15 luglio 2010

rock'n stay

Fra il gambo e il vizio
fra la macina e l'indizio
non mi resta più molto

il mio più grande nemico è la digestione
tutte queste speci
non possono più stare insieme

nell'evoluzione ci sarà destrutturazione
al termine, i più forti
andranno in processione fra i morti

ho bisogno di un decongestionante
che semplifichi in sostanza matrice
questa donna, è nella penna
e mi scava la fossa con l'inchiostro

martedì 22 giugno 2010

Il letto in cucina, altro che storie

Se il mondo mi viene contro
suppongo una reazione al contrario

riuscirò a gestire il mio corpo?

siamo esseri meccanici
siamo esseri meccanici
nel processo di robotizzazione della new wave
la drum-machine mi rende vivo (dentro uno schema)
e nel ripescaggio
non voglio sentirmi vecchio

fra le cose che ho sfumato sulla tavolozza
perchè indelebili
come questo "no" al passato
che è un'autodifesa fortissima

riuscirò a gestire il mio corpo?

praticare meditazione
per accontentarsi del livello
di chi non lo fa
e avere una spada di gomma
far pubblicità alla propria vita
nelle case popolari
subito dopo aver scoperto
che non ci si vuole far voler bene

Olio bollente, altro che abbronzatura

venerdì 26 marzo 2010

Trascrivere i discorsi fatti in sala parto aiuta a rilanciare del sano perbenismo

Vorrei sapere come stai
Vorrei sapere come stanno le tue corde vocali
mentre mi dicono come stai
Non è chiaro se il bianco è illuminazione
oppure vuoto come un buco
Dove il tuo dolore saporito riempiva la scena
di lamiere strette
e di calze strappate
dove ti cerco

domenica 21 marzo 2010

IL calcolatore di poesie

Su mani segnate da certe ferite, ricucitesi come potevano
c’è tutta la mia disperazione epidermica
lo zoccolo rustico di un camino
rozzo e statico vecchio
a sistemar brace imbolsita e vesciche buone per metafore

L'abbandono è di me stesso
e te ne faccio carico

E riesco a ridere con te come se questi anni vuoti di noi non ci fossero stati
ma niente di confidenziale, tale da tradire i patti (dei miei fallimenti)
Nervroticamente, l'impazienza di parlarti si risolve nel silenzio
E nel compito di trattenere le lacrime
c’è tutta la mia disperazione epidermica

Ma
stai al gioco, ancora per un pò
se mi dai quel pennino
ti aiuterò a scrivere qualcosa sulla tua fragranza
abbandoniamoci come foglie
in gravità oscillante
ti prenderò il bacino senza peso
un contatto per ricordarti Casa
finchè di colpo finisce

mercoledì 3 febbraio 2010

Succede d’istinto..che non succede niente

Le tue cose miglori
dicono tu le abbia scritte senza viverle
solo l’urto della noia, il grasso della sonnolenza
come un orfano circondato d’amore
assumevi morfina dai giocattoli
ed'eri l'orgoglio del parentado

in quella mammografia
c’era un piccolo miracolo di non appartenenza
e solitudine viziosa

mercoledì 27 gennaio 2010

Investigatori di sregolatezze

Nella poesia c'è estetica. Quando accade, c'è sofferenza per chi legge o produce proprio per questo "vuoto" senso estetico. Si piange con inchiostro silenzioso la propria superficialità.
Ma questi vuoti sono come coperchi lisci e scuri senza maniglia visibile, che nascondono grandi intenti

venerdì 8 gennaio 2010

Zeroglam

Un aereoplano s’incammina fra la gente
e sospira di non esser nato aliante
o uccello intelligente

Una vita intera a cercare
di far funzionare il cuore

ai ferri corti
ex-aequo autore
di uno spiccio funerale


giovedì 24 dicembre 2009

L’interruttore natalizio

Ogni volta che tocchi quel tasto
Uno solo, non come me che ne tocco troppi
tipo adesso
che ti fa diventare donna, o bambina a seconda

uno switch

non so mai cosa fare

come un adolescente
di fronte alla prima volta di tutte le cose
solo stare seduto..a riprenderti

giovedì 17 dicembre 2009

Un clima forense rispettoso della crusca e delle fibre

Caro sacripante..il suo funerale è costato meno del previsto.
Nessuno sospetta che è a Pechino a spassarsela con il suo frullato di verdure.

Ho riconosciuto la sua partenza:
l'ho sentita sibilare in un tremito lungo la cappa del camino

martedì 8 dicembre 2009

Le gioie gitane degli urbanisti e della mezza impresa

Voglio essere più forte del secolo
più forte di questo controllo che manca, per forza
sulle persone che amo
privo di ubiquità
di quello che succede a mio discapito
mentre sto rigido
altrove, e solo
e forgiarmi con il sale
e col ghiaccio del sole

e quando finalmente immagino che dormi, saranno almeno le 2,
mi lascio andare anch'io

venerdì 4 dicembre 2009

La collaborazione impazzita delle parole

Guardarti dentro la testa da molto vicino..e sentirmi a casa.
Questo lavoro..mi sta facendo impazzire.
Il problema ai Semafori musicali, dove dò anche una cera speciale per clavicembali e ho fatto portare da un’amico di ritorno da Mosca un portentoso olio per xilofoni so ‘sti piano-forti tutti scordati che appena li tocchi s’inalberano subito e ritornano ad esser tronchi. Pensavo usassi solo il lucidalabbra di Cavalli, quando invece ti ho ritrovato a vender cosmetici per cani(e a me ne serviva proprio uno da volpino). Ti sta bene anche quello cmq. Se do la cera e poi la tolgo, alla fine divento cintura nera.

venerdì 20 novembre 2009

L'aldilà incensurato

Tu non sai
quanto ancora fa male
scrivere una G un pò schiacciata
come la facevi tu
o una P lunga come un dito
o la posizione delle mani sul volante
e l'unghia che batte il tempo sul cruscotto

e cercare di non farlo

domenica 15 novembre 2009

Tu mi rimpiangerai...bella senz'ominiii

Un post nuovo dove stare: ‘a bella senz'omini ho letto da qualche parte che dovrei parlare di quello che non mi viene in mente di scrivere: forse era lo stesso vecchio zotico che ho adorato nella mia seconda adolescenza che scrisse il racconto breve "Tutti grandi scrittori". Dove infilare espressioni come "aderire alla causa originale in una discesa lenta e profonda e il metro del sesso" se una gruccia curvilinea come una lacrima appendiabiti è rimasta qua (forse dimenticata da Tito e Tarantula) e mentre ripenso che è tua eccolo il cruccio dei giorni che scivolano sotto invece come un tapis roulant a furia di ascoltare brani tristi tutto diventa noioso, persino il male. Ti piacevo finch'è è arrivato il quotidiano, adesso non ridi più quando ci impegnamo a fare spesa all'ultimo minuto coll'emozione di non farcela Riesco a vedere cos'hai mangiato stasera quando vuoti il sacco di labiali un tuo intervento strozza i miei programmi adesso dimmelo chiaro, troia il poeta non può stare male? faccio cosi' schifo quand'è cosi'? il poeta è squallido il poeta diventa ridicolo far vibrare i caratteri come scapole nude le mie mani su braccia snelle dall'impugnatura ergonomica a spazzare via tutti i tuoi dubbi in una scossa fisica e dichiarare il mio malessere per essere di nuovo uomo andare in fondo al dolore è necessario capisci quelle tue foto, in terrazzo che mi mostrasti era li' che dovevo decidere se mi piacevi e da quel momento è stato cosi'

giovedì 5 novembre 2009

Tirare di scherma con lancette Bulova

Voglio sentire che qualcosa vale

Come un mio dito
Nel tuo culo

giovedì 22 ottobre 2009

Un’altra donna

Ossequio sulla sabbia
lei
ventriloqua
mi guarda
....
e le rispondo cosi’:

cerco dolori da tutte le parti
in cento corpi
slancio inefficace della mia postura
pelle che non è ancora corteccia
secolare, intimo cavo
che non ho

cosi’ posso affrontarti ancora
senza amarti troppo

senza fermarmi

domenica 4 ottobre 2009

I geroglifici che presagivano Kafka

Un boato in cielo
fisso. ad occhi chiusi
il sole che scalda le vene
un desiderio ferale di crudeltà

gli animali,se fiducia spalancata vuol dire qualcosa
che ti guardano
con riconoscenza
non appena socchiudi le imposte d'iride
e ti ripagano di tutto

il dolore, che si lava

sulla carta

non qui

mercoledì 26 agosto 2009

L'e-motivo a caccia del "DA"

Dammi i tuoi piedi nudi, ho perso i gradini del mondo senza un plantare
è una necessità da usare come un cavallino a dondolo
sai che non posso permettermi di essere debole
quando sei forte sei amato e l’ironia è che a quel punto non sai che fartene
Chi possiede un auto con guida a sinistra
farebbe bene a non scaccolarsi con la mano destra
chi hai dietro potrebbe pensare che non tieni il braccio beatamente fuori per il caldo

sabato 8 agosto 2009

Assiderate peperlizie, fino a sabato scorso in umido

Quel tempo li'
giravi a piedi nudi
su un biociclo

e ogni volta che sei tornata da me
eri mascherata di Nuovo

domenica 2 agosto 2009

I conti in sospeso

I conti in sospeso
sono come aquile in volo
che ragliano come somari

non avere più il controllo
della tua risata
cosciente quando ti sciogli
e sono li’, che premo

sabato 1 agosto 2009

Rendila concreta, la paura di morire

Non voglio provocarti. Anche tu, hai un nome che non dice niente, anonimo. Un burocratico stridio quando ti nominano in mia presenza. Nulla di preciso, sia chiaro. Ci sono giorni che mi servi per mettere in fila le parole, e allora li’ ti sono grato, pensando che tu magari sali mentre immaginavo scendessi – IO scendo. La cantina allagata di luoghi comuni, di poesie per affogare i topi. Straccetti da Outlet. Una sofferenza che non m’incanta. Non conta, e non canta. Quanto più profondo è l’odio che ho dentro per me stesso, tanto immensa sarà la luce. Sipario, RIP.

lunedì 27 luglio 2009

I radiologi dell'Animus: emeriti stoccafissi in paiette

Ti accontenti, quasi di tutto. E' questo il tuo stare bene attuale? il tuo compromesso. Non riesco ad accettarlo. Il motivo per cui abbracci la fede è per darti tempo (o cosi' pare). La mia impazienza inizia quando ti leggo. Le tue storie parlano di me, di come mi sento. Indirettamente, in quello spazio dimenticato. E m'immobilizzo io. Sono proprio un idiota. Vai avanti tu, và.

martedì 21 luglio 2009

L’arcata dentale inferiore: uno strano campo da minigolf

Seguivo l’andamento dei file di Emule manco si trattasse delle corse dei cavalli mentre pettinavi col rimmel le ciglia del tuo tappeto volante. I punti neri sorridevano sulle tue carni invitando le dita a piroettarcisi intorno come ad un giro di boa. Trovare il solletico quella volta fu facile facile. Succede solo alla SNAI, dopo la chiusura. Improvvisamente mi ricordo qual è stata l’ultima volta che mi hai visto ridere: sulla sedia del dentista, coi ferri che mi divaricavano oscenamente la bocca, smisi improvvisamente di mugugnare le mie perle di saggezza quando decidesti di farla finita attrezzandomi con biro e taccuino. I foglietti partivano uno alla volta a intervalli regolari, e vi si potevano chiaramente leggere commenti alla delicata operazione che stavo subendo: ”bene cosi’” ”questo gorgoglio ricorda le creature di Giger” “dio ladro”. Giger il maiuscolo.

sabato 4 luglio 2009

Parentesi e dinamite: pesantemente niente, leggermente tutto

Dopo il soffio di Lilith ho provato ad andare in fondo alla sofferenza: se hai qualcuno che ti accompagna non funziona. La finzione del trapasso dei consigli: posso sentire il loro sostegno di stagno mentre abbraccio gli alberi. E t’introduco sottile, non sapendo più nulla di te, parlando a sproposito, inventando un concime per i miei affanni. le labbra a cui mi aggrappo non sono sufficienti, nemmeno le teiere cosi’ ospitali di muse/i che mi salutano lievitando su centrini ikea e io faccio finta di non vedere. E sono cosi’ spavaldo come il mio cazzo e cosi’ triste dentro che le lacrime mi impediscono di vedere le fronti corrugate che mi confermano come mi dovrei sentire; il dolore è cosi’ acuto e mi innaffia lo stomaco che non m’interessa né sento quello che mi consiglia la loro preoccupazione cosi’ tramviera. Voglio solo dei figli in fondo al mare da abbracciare nella danza della gravità delle acque profonde. Rallento e ammutolisco ad uno stop gli scatti del passato perché non mi feriscano come ischemie: un passato che mi ha mentito, un presente che mi scola lento addosso come un vulcano. Gli insaccati ossigenati sono a breve conservazione.

giovedì 2 luglio 2009

Senza pensarci più di tanto al male subito (e l'inflazione crolla)

E' il mio modo questo, come direbbe un furetto coll'occhiale oblungo da aviatore in attesa dell'alba sulla portaerei. Le penne appartengono al secolo scorso, le anatre si sono estinte a furia di voli pindarici in fondo alle nubi.Ho limato, a tal proposito, le unghie per incontrarsi sulla tastiera quando "rivitalizzare" era il tuo verbo preferito (ma non hai mai avuto la forza di farlo), e per chiedermi il motivo di tanto sonno, Non conosco altri sistemi, sembra quasi che qualcuno abbia forzato le restanti forme di comunicazione a gettarmi nello sconforto e nell'imbarazzo, è una disciplina che non so chi diavolo abbia deciso per me, in realtà un uomo ha deciso dentro, ma non so chi. Avere la sicurezza di queste parole è fondamentale. Per quando verrò da te a dirti che hai delle belle gambe con voce profonda, e lo farò guardandoti le tette. . Per quando mi ritroverò solo (ovviamente). E dovrei punire tutte le compagnie acerbe tagliandole con le cesoie. Pensare che dicono che la brufologia dell'aggregazione mi farebbe sentire libero, con le sue cioccolate che si appendono sul filo interdentale (un pò come Harrison Ford con cappello e frusta che stende i panni al sole, da brava massaia), da un'orecchia all'altra. Cazzate. Fra un'ora sarò più vecchio di un'ora.

mercoledì 20 maggio 2009

"Co-starring Tomato": storia di un pomodoro che grazie ad un polmone d’acciaio non è riuscito a vivere appieno la sua vita

Me l’ha detto il corpo, che è ora di alzarsi. Me l’ha detto il corpo, che è ora di alzarsi. Anteponendomi alle caviglie in movimento (un modo come un altro per spiegare lo squisito modo di dire "ho fatto cianchetta") della regione limbico-arcaica (cerebro-prigione dell’emotività) voglio scrivere un nuovo capitolo sulla neocorteccia e chiamarlo Passione. Come intitolarsi una strada, pulendola dai vecchi cromosomi. Mi comporto come un martire quando mi spoglio, e guardo il cielo. Lo sportello del cittadino ha una maniglia ergonomica adatta a tutti.

venerdì 17 aprile 2009

Delitto alla tintoria Puccetti

Nessuna situazione è definitiva, almeno non ci si annoia. In ufficio abbiamo collaudato il misuratore di depressione: quasi diventi un tamagotchi per rilassare il clma post-terremoto….c’è sempre qualcuno a dirci come stiamo o ci sentiamo. Se me ne sto svaccato senza fare nulla qualcuno mi fa”si vede che sei depresso”; similarmente, agli antipodi, quando i miei occhi strabuzzano fervore immaginativo mi fa”questi sono i classici sintomi che anticipano il crollo più totale”. Grazie. Piuttosto..accompagnami a Montecagnara a far baruffa..è un posto specializzato in risse da stadio In piccoli abitacoli. Fra i vademecum per il futuro è entrata ”devi essere sincero quando spari le cazzate, e devi buttarla in cazzata quando sei sincero”. Grazie ancora. Non faccio altro che pensare, assonnato sulle cartoline da spedire prima di partire a quei pomodorini viaggiatori di sicilia insabbiati dal vento d’Africa… e ad un sistema di aspettative che regola gli eventi personali nel loro manifestarsi in maniera opposta a come li si era immaginati…: ho una garanzia perché in qualche modo so di poter controllare la mia vita. Ogni volta che pulisco, c’è qualcuno che sporca meglio. Stasera le prove: siamo un gruppo di denuncia, sostanzialmente..da denuncia.

domenica 29 marzo 2009

La mania del protossido d’azoto

Ci sono spessori inscatolati vivi, impossibili da aprire, come comunicazioni zeppe di parole ma con nessun sorriso. La coda di certi respiri, dopo certe parole, non ha niente in comune con me. Ma tu...vivi..o vivacchi? E me ne vado. Non chiamarmi, tanto trovi chiuso. La verità è che rischiamo di essere come gli altri, se non chè..è li’ che ti alzi. Potente, non pedante con te stesso. Scopro che la solitudine è solo un posto da riempire di me. Sbattuto da una riva all'altra, spiaggiato con il cruccio di un'iguana marina. Quando non c’è più niente da fare, quando mancano gli appigli e vedi le vetrate degli affetti sempre più lisce, quando mandi affanculo la tua pidocchiosa memoria. La prova concreta non è nella sopravvivenza, né stordire di tranquillanti i ricordi comodi, gli istanti persi che adesso impieghi a cercare di segregare fuori dal campo visivo certe persone,e certe risate cosi’ odiose/dolorose. Quando comunichi con la lista della spesa manco fosse qualcosa di sacro, o vi fossero scarabocchiate le tue ultime parole, senza un disegno, solo un vuoto, livido gonfiore. Per quanto non sai…rischi sempre di sentirti non upgradato . Cos’è la profondità? Ultimamente, eppure, ti sei sfogato, appioppandone la presunta mancanza a questa meravigliosa ninfa degli inferi. Succede sempre quando smettiamo di occuparci di noi, e un gioioso(?) limbo prende le nostre sembianze interne, pochi istanti prima della critica spuria. Ho anche deciso di non sforzarmi più di essere divertente. Questo cuore che va avanti…

lunedì 9 marzo 2009

Non il futurismo, solo un ratto all’etimo

A forza di approfondire, tocco di nuovo la superficie..certi larghi periodi in cui si bruca come capre non li sopporto,e dove si dovrebbe mangiare, ridere e scopare semplicemente si surgela l’inappetenza seduti ciondoloni su di un frigo per gelati, finchè riesco a disperarmi ed esco a caccia di benzina nel mio cervello; è il solito naif che ci condanna all’incomunicabilità, che mi impedisce di cercerti ancora per chiederti solamente che fai, che mi vede solo davanti ad un foglio di stile, davanti a caratteri bruni e tremiti e sussulti (refresh troppo basso?) e tu che non mi rovesci notizie sulla tua improduttività presunta nelle tube di falloppio, è terra che si capovolge fra i violini che sognano la tua maternità, e i cd che salltano non equiparano la tua voglia di avere l’ultima parola, e le cene in certi bistrot/ristorantini sgangherati in cui non andremo mai più tantomeno con altre persone, cosi’ come un posto in cui ci siamo detti che ci amavamo cento volte ed ho paura di rivedere e faccio finta di non conoscere quando ci passo vicino. Fortuna che è nascosto e che capita di rado. Ho appena organizzato un amore per due persone a cui voglio bene, sono rimasto anche da solo alla fine ma mi ha reso felice. Le mie mani si sollazzavano con la pasta alle noci come certi silenzi nei film di tarkowski, uno stalker nella nebbia di Rovigo. E tengo alla larga le emozioni di corpi nuovi come infezioni, mentre gli altri mi lasciano triste come un cornetto vuoto, ti uso come scusa per non vivere come vorrei.

sabato 7 febbraio 2009

Ode al Menestrello

Il momento della colazione notturna è importante, quando tante anime dormono con le briglie sciolte e ci si riconosce. E ci si ospita fra motivi senz'acqua ma con le bollicine giuste. La TUA canzone. Insistevi per chiamare un pulcino "becchino", ma era assurdo pretendere che si prendesse cura dei defunti in questa prima , spensierata fase della sua vita. Chiamavi belle le acconciature degli alberi vicino alla brughiera, la malinconia del freddo dava assuefazione a non riguardarsi troppo, dimentico della tua sagoma quando agitavi le mani sulle corde del piacere. Me lo ricordo bene...indossavi la tua mente sul corpo girovagando nei piovosi pomeriggi domenicali dopo sbronze annientatrici, i pensieri si staccavano dalla pelle cercando ospiti più degni, ciò nonostante il tuo sorriso non smetteva di canzonarti, ritrovandoci amici nei suoni disponibili della radio, e la vita ricominciava.

venerdì 6 febbraio 2009

Dicotomie portate sole in trionfo

Le dipendenze sono droghe fatte in casa. Fuori, gli acquirenti non mancano. Scambi che avvengono nei rioni degli impulsi a reagire, ove barattiamo libertà e ci vengono restituite pile ammonticchiate di quotidiani dal rivestimento irritante di polverine temporali. Da analizzare, si, ma toglietemi i Postalmarket dagli occhi. E' inutile guardare il lavoro degli altri e trarre conclusioni sul nostro operato, una crociata solitaria a volte può stringere mille persone. Sento le forze del passato, anche negative concentrarsi, salsa di un istante, negli avambracci sino a renderli più caldi e sinuosamente avvezzi alla ricerca. La presunzione sul futuro rivela ingenuità che la vita non perdona. Echi di idee sembrano ultime e scintillanti, ma secondo i geni della razionalità sono lucciole stese al sole a caccia di doppi sensi. Cosi', per rendere i miei incontri senza di te più interessanti. Capita ancora di relazionarmi a te, lancio certi nomignoli nel vuoto e reagisco con una smorfia come facevi tu. Poi, c'era quando ridevi.

mercoledì 24 dicembre 2008

Manicheismo e camicie senza mezze misure

E non conosco mica le coperte quando me le sbatto addosso (meglio i tuoi piedi tesi e scalcianti che si sfregano come per accendere un fuoco), e non hanno trovato ancora il modo di riempire l'anima di sentimenti senza viverli, ma è anche vero che quel che hai vissuto sarà per sempre tuo.
Mi affaccendo per mettere in quarantena le statistiche ed affidarmi all'animale che pulsa dentro la gabbia toracica, ho fatto di tutto per arrivare li', sfregando un cerino dopo l'altro a mani giunte con la dedizione di chi non vuole più guardarsi con sdegno, strappando i fili della ragione mi sono aperto un varco come un ragno cerca casa. Ma è di pece nera l'inchiostro di rancore di cui avevo fatto scorta, e rende cieco come un muscolo il tam-tam che batte e mi guida, mi sa che mi tocca tornare indietro a prendere dell'ammorbidente.

giovedì 18 dicembre 2008

Un Andy Capp usato come combustibile

NO, guarda, il fatto è che ho un blog anch'io. Mi unisco distratto ai visitatori, pensavo di andare contro corrente e di lasciare qualche commento (e vista la penuria avevo pensato di andare a strombazzare il sassofono alle processioni). Faccio vittimismo sociale. Mi gratto l'ombelico ed estrapolo filtri di lana (forse la premura di mia madre che mi segue dagli incunaboli della vita?), cosi' la gente capisce che non si fa. Ho letto di nuovo, in un opuscolo trovato dietro ad un sedile made in Lufthansa, che l'ennesimo attraversamento pedonale di formiche ha liquidato la strage, riconfermandosi definitivamente come specie protetta. Un mio amico è passato a distribuire volantini ad un semaforo su Internet (anche se terrorizzato dall'immancabile polacco lavamonitor), dice che ci guadagna in salute anche se s'infervora il qualunquismo dei feedback ricevuti e il museo dell'esprit grotesque rischia di arricchirsi con la sua postura.

giovedì 4 dicembre 2008

Pulire le veneziane con canc prima del '900

Siamo rimasti estranei
ho un saccente muro di educazione tutto per te
ogni apostrofo triste che riesco a lasciarti sul viso sarà la mia ricchezza
un nugulo di gattni dentro una cesta d'ovatta
spariti, magari sotto a un treno
un perditempo da prendere in considerazione
come lubrificante, almeno per questi minuti
complici che non ci rivedremo tanto presto
svestirti di una tenda senza sorpresa
e la mia ferita priva di espressione

domenica 26 ottobre 2008

Quante pietre miliari? direi almeno un centinaio

Ripescare la nostra idea di meraviglia non è uno sport riconosciuto dal CONI. Ho suddiviso gli ultimi mesi in ecloghe metropolitane, ma senza un filo d'erba a solleticare il mio riposo. Il mio riposo: un ventre gonfio di aspettative e di ansie pigre, che mi porta a fare domande agli altri e a rispondermi da solo. Scriverò qualcosa che parla di me che interrompo le persone, di energie che anticipano energie e del tuo avantgardistico sguardo a macchia d'olio. strabuzzami la tua etica, mentre invento un saluto nuovo. L'aria dopo le 21 è calda per incontrarsi in viali scanditi da aranci che brillano infilzati su stuzzicadenti, mentre alzando il capo sdraiamo i nostri sguardi all'unisono sui rassicuranti greggi di ovatta che coprono il materasso stellato. il fumo della periferia industriale ci rallegra, mi fai notare che qua vicino c'è uno zuccherificio.

venerdì 10 ottobre 2008

Sigourney Weaver e la criogenetica di tutti i giorni *

La pioggia e i treni vengono da lontano. Fanno ipnosi domiciliare da camera. Ci scrollano da nervosi dormiveglia, dai colpi di tosse controproducenti, dalla mente che ci tiene attenti sulle fantasie inutili, slacciano i desideri semprefertili di labbra e cazzi dentro fiche e culi, ci insegnano ad abbandonare alla radiosveglia (ssi'..basta, ci penserà lei) tutti i propositi e gli spaventosi impegni legati al domani. Basta un suono improvviso e indifeso, nel silenzio dello spazio, per armonizzare la nostra pelle con la stoffa, e finalmente riusciamo a respirare come vogliamo; gli alberi d'autunno si spogliano per me, come spaventapasseri mi festeggiano a braccia aperte mentre la notte brinda su di loro, con la loro fisicità attutiscono il volo di miriadi di gocce paracadutiste che sanno cos'è il sacificio sino ad immolarsi per le nostre falde acquifere, mentre raccogliendosi in gruppi sui rami, le più giovani di loro si tuffano penetrando con le note più grevi nella più ticchettante e liscia delle sinfonie terrene. Il tutto suonato senza strumenti tradizionali, il corno inglese viene elegantemente bandito, il timpano per una volta è solo il luogo d'esecuzione,..ringrazia.

Abito vicino alla ferrovia (distante quanto basta), ed ho la fortuna di non essere sordo.




* il finale del secondo film di R.Scott è obbligatorio, ma anche no

mercoledì 1 ottobre 2008

Insegnare ai radicali ad istruirci sulla pazienza, antiossidanti al veleno e giuggiole

Consumiamo letti di foglie finchè non diventano secche, brindiamo nella steppa con il vento agghirlandati da foulard rossi, decimiamoci di notizie inutili.
Lunghe ed acquose pennellate dis(d)egnano poveri cristi depauperati al sole, c'è dell'agonismo nella crisi, anche nei luoghi di fede...ognuno abbandona il proprio diario dettato dai pettirossi, il picchio è infatti più metodico.
Le auto che passeggiano lontano sembrano accarezzarci gli occhi stanchi coll'aria fresca, porterò ben inumidite le mie lenti a contatto a lezioni di balistica per spararmi meglio oltre gli obiettivi. Cerchiamo il piano giusto di un palazzo in costruzione ancora scheletrito (morto prima di nascere) per osservare il mondo dalla periferia, sediamoci ad incantarci col fumo passivo e a macerarci con quello attivo.
Lasciamoci andare. Addormentiamoci di nuovo, nostalgici, nella secca di una diga.
Ho controllato fra le intercapedini, e non importa se le mie parole non esplodono fra le righe.

domenica 21 settembre 2008

Il potere sulla mente e non sugli altri

Riconoscere la partecipazione di certi ospiti al marcire delle parti migliori del tuo cervello aiuta a riconoscere quali sono. E' successo poco tempo fa, quando uscendo da un parcheggio strisciai un autobus guidato da una facoltosa arredatrice di 31 anni. Sapevo che prima o poi ci saremmo rivisti. "Ma il tuo stile è comico o tragico?" mi aveva chiesto scendendo i due scalini che la separavano dalla terraferma con aromatica schiettezza. E' successo dopo aver ricominciato a masticare il male cercando, sdilinquito (ma anche "sciropposo" va bene) di esasperare la solitudine, quando denigrando lo specchio e la luce lo girai contro il sole per annientarlo. "Datti una spolverata agli occhi...l'unico posto da centrare oggi è il presente" mi apostrofava Valentina. Aveva ragione,gli spazi da ricoprire erano ancora molti, ed il mio trascorso non era che domato dalla frenesia e dall'impazienza. L'altro piatto della bilancia, fregandosene delle sfumature nel mezzo recitava, in un tono pigro rivolto al passato "per quanto ci sforziamo di allontanarci, io e lei siamo come bavaglio e ciglio". E' facile parcheggiare i ricordi, quanto può essere doloroso tirarli fuori con le pinze. O con il cambio.

venerdì 12 settembre 2008

Near the Obstacle I: ossessione Gaudi

Rotocalchi dentro cui autoimpaginarsi
un cut-up di salse per condire le nostre insalate equatoriali
battelli per cucinare le nostre tempeste
Ho perso il mio giornale di bordo
a furia di accumulare riviste di dattilografia
io non sottovaluterei il modo che abbiamo di guardarci

Il segmento cardine della tua silhouette è guizzante come una S
vorrei partecipare ai tuoi dietro le quinte davanti all'armadio
resterei muto come un pesce, te lo giuro
ti riserverei i miei pensieri più incensurati per tragitti sobbalzanti
fra i chiaroscuri tampone di ispanici-tram
Parc Güell non si cura di nascondere
gli elaborati del più grande arredatore di montagne
gallerie laminate e ponti ricamati evitano
il sedimentarsi sulle nostre retine
come quattro mosche di velluto grigio
conosco tutti i polizieschi di mestiere
aiutano a giostrare i tuoi battiti cardiaci
con il rintoccare delle mie prese orbitali
mentre improvvisi sketches romanzandomi il tuo ultimo, oculato acquisto
e insisti sul tuo passato, non puoi farne a meno
che spesso è un compromesso
con chi ha più voce
ma meno luce
avere paura sulla propria gru
conquistando un'altitudine a pioli
guardare giù è come rifornirsi del passato da un frigorifero vuoto
bramo il capolinea con la diffida che hai custodita in borsa
per..sbarazzarmene?

conosci una persona tipo...te?
sai, per..andare d'accordo

sabato 30 agosto 2008

Interpol a sirene spiegate

Perchè allenare le falangi
quando la penna non ha più bisogno di slanci da centometrista?
arrangiare un metodo per entrarsi dentro da zero è utopia

quando sto bene ho un calo d'ispirazione
perchè vivo in un male vuoto

lasciando macchie su quel pentagramma ho le mie crisi migliori
potrei stringermi un laccio sull'epiglottide
per strozzare fuori il dolore in una forma diversa

è successo da quando mi sono stancato di te
ho smesso di essere brllante come volevo

martedì 19 agosto 2008

come cucirsi addosso le zanzariere plus chic

hai smesso di nutrirmi da molto prima che smettessimo di vederci. Mi hai insegnato quali fossero gli alberi più tranquilli sotto cui riposare con le stregonerie dei tuoi occhi. Dicono che basta decidere, eppure ti avrò ammazzato almeno mille volte, guardandoti in superficie con una lucidità azzurra che ti nasconde ogni volta come un terribile segreto; ma sono qua ancora per donarti le mie fasi lunari, i nostri divaghi infruttuosi e intellettuali che diventavano arcate dentali distese e luminose. Dev'essere perchè il vuoto ha una forma tonda, dev'essere perchè solo i cani sono capaci di darci qualsiasi cosa che non sia animato dal rimorso.

giovedì 14 agosto 2008

Autistici prossimi alla batosta

Avevamo preso in ostaggio l'educazione, rastrellando il mare come breccino, quasi costringendo le onde a spianarsi sino a rinvigorire i nostri piedi pensanti a riva. C'era il tempo di immaginarci, fra i vuoti delle nostre aspirazioni irrisolte, ma ora andando avanti vorrei solo vederci più distanti come chi passeggia piano per le stazioni ad ammazzare il tempo e si aggrappa ai corrimano come compagni di sbronze. So che ad un colpo concavo corrisponde una reazione convessa del corpo: una piaga similarmente si concretizza in una nuova lega. Il vuoto che reclami non è altro che un cervello oberato di idee a cui va scovata una via d'ngresso in uscita. Ti avevo detto di smetterla coi tuoi diverticoli, non s'indaga mai sui cieli stabili.

giovedì 7 agosto 2008

Ricaricarsi gratis di plasma

Alla base c'è un enorme falla nella distribuzione delle energie. Il vuoto non è un semplice dato dell'interruzione delle trasmissioni.Non mi sono inventato quelle emozioni che mi porto dietro correndo alla ricerca di un nuovo testimone. La telefonia cellulare ha accorciato le nostre storie. Avessi avuto una diligenza 100 anni fa vi avrei rintracciato a distanza di anni. Mi dicevi che gli odori che tanto amavo di te in realtà erano i miei. E che un giorno mi sarei fagocitato da solo, in tutta la mia opulenza. Faccio schifo alla carta, mentre le mie mani si induriscono fingo di intrappolare la confusione fra le assi, la polvere, i topi. I giorni si arrampicano poco a poco su finestre indisposte, mentre John Cale iscrive sinfonie alla palestra del rumore.